Falcodestro http://www.falcodestro.it Analisi dei sondaggi politico elettorali, approfondimenti politici e cultura di destra. Wed, 01 Jan 2014 15:11:45 +0000 en-US hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.8 Lavezzi: «Inter? Tutto può succedere» http://www.falcodestro.it/blog/2013/12/07/lavezzi-inter-tutto-puo-succedere/ http://www.falcodestro.it/blog/2013/12/07/lavezzi-inter-tutto-puo-succedere/#comments Sat, 07 Dec 2013 10:57:03 +0000 http://www.falcodestro.it/?p=9603 Ezequiel Lavezzi strizza l’occhio all’Inter. L’esterno del Paris Saint Germain, nel corso di un evento organizzato dal suo sponsor tecnico, ha commentato le voci che lo vorrebbero vicino alla squadra di Erick Thohir già dal prossimo mercato di gennaio:

«Non posso escludere una mia partenza a gennaio. La Serie A? Non lo so, i giocatori non sanno mai con esattezza queste cosa. Quello che posso dire è che darò il massimo finchè sarò qui a Parigi. Come mi trovo qui? Amo questo posto e voglio dimostrarlo. L’inter? Certe cose possono accadere, ci sono possibilità aperte a gennaio. E’ normale. Non sono al top? Purtroppo non ho fatto una buona preparazione quest’estate -scrive ‘Le Parisien’- e questo fatto ha abbassato la mia tenuta fisica”. Stai pensando al Mondiale? “Sono tranquillo e rilassato. Certo ci penso ma ora il mio pensiero è rivolto al Psg. Se ho paura di non essere convocato in Brasile? No però non sai mai quello che può succedere. Sono realista, ho un grande potenziale e spero di poter partecipare alla Coppa del Mondo».

 

 

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Htc One, Whitehorn interviene sulla tecnologia ultrapixel. http://www.falcodestro.it/blog/2013/04/08/htc-one-whitehorn-interviene-sulla-tecnologica-ultrapixel/ http://www.falcodestro.it/blog/2013/04/08/htc-one-whitehorn-interviene-sulla-tecnologica-ultrapixel/#comments Mon, 08 Apr 2013 15:14:17 +0000 http://www.falcodestro.it/?p=9571 In molti si sono chiesti, e altrettanti continuano a chiedersi, perchè HTC abbia scelto per il suo nuovo flag-ship una fotocamera da “soli” 4 mega pixel. Una decisione chiaramente in controtendenza, visto e considerato che le altre aziende di punta sono impegnate nella corsa “al megapixel”,  quasi che da questo fattore dipenda la qualità di uno scatto e la  buona reputazione di un telefonino nel comparto multimediale. Sulla questione, nei giorni scorsi, è a sorpresa intervenuto uno dei massimi dirigenti dell’azienda taiwanese, Symon Whitehorn, che intervistato da Phonearena ha rilasciato le seguenti dichiarazioni sulla fotocamera di HTC ONE.

Ciò che per noi conta è trovare un compromesso equilibrato. Abbiamo dovuto inserire in uno spazio relativamente piccolo un sensore in grado di fornire ottime prestazioni anche in condizioni di scarsa luce ambientale.”

e ancora..

Nel 90% dei casi, un sensore da 4 Megapixel è più che sufficiente per garantire una buona qualità degli scatti. Questa soluzione fa sì che i files creati abbiano dimensioni accettabili e quindi possano essere gestiti facilmente tramite software… Con una fotocamera da 14MP non avremmo potuto creare una codifica a doppio percorso come invece ci è possibile ora, e quindi tutto il sistema ne avrebbe risentito.” Il dirigente ha poi aggiunto: “Potremo inoltre sviluppare maggiormente Zoe e l’esperienza degli Highlight Video per fornire all’utente un maggior controllo.”

“L’utente non riuscirà mai a rinunciare a questo sistema completamente automatico, super elegante ed abbiamo intenzione di migliorare sempre di più il sistema di editing e di renderlo ancora più elegante di quanto non lo sia già ora.

Personalmente sono curiosissimo di provare questo nuovo terminale. Lo attendo con ansia dalla data della sua presentazione e i continui ritardi nella commercializzazione hanno fatto crescere a dismisura l’attesa per un dispositivo che si preannuncia essere “definitivo”. Da quel che ho visto in giro la fotocamera, a prescindere dai pixel, si comporta benissimo, a conferma che i MPX sono solo uno specchietto per le allodole, un richiamo per “fans” con zero riscontro all’atto pratico.

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La chiameremo Trinità? http://www.falcodestro.it/blog/2013/03/29/la-chiameremo-trinita/ http://www.falcodestro.it/blog/2013/03/29/la-chiameremo-trinita/#comments Fri, 29 Mar 2013 17:08:07 +0000 http://www.falcodestro.it/?p=9564 Scusate la blasfemia, mi rendo conto che è anche venerdì Santo e che fare gli anticlericali in Italia oggi non va molto di moda. Ma, vista la via crucis del Pd che è iniziata il 25 febbraio scorso e non sembra sia conclusa, uno ci pensa. Prendete quindi quel che segue come parole laiche che non vogliono, e in nessun modo, toccare la sensibilità religiosa di nessuno.

Ma se fosse, semplicemente, la Trinità della politica?

Pensateci un attimo. Pdl, Pd e M5S ricordano rispettivamente: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Le tre ipostasi, fatte della stessa sostanza, cioè i tre partiti maggioritari italiani (checchè la definizione possa far inalberare i cittadini grillini) sono sullo stesso piano. Sostanzialmente paritarie, essenzialmente paritetiche.

Ora, il Padre è il creatore del cielo e della terra. Quello che, almeno negli ultimi 20 anni, ha tenuto le redini del paese. Nel bene o nel male, ma le ha tenute. Certo è vero, ultimamente c’è chi ha detto che i “nostri padri son tutti putt…” (questa sì che sarebbe blasfemia quindi mi fermo). Il Figlio è disceso sulla terra per cercare di salvare l’umanità, ma, detto tra noi, non sa nemmeno lui come fare. Infatti nel Getsemani esita, chiede aiuto, sta in colloquio con il Capo dello Stato per più di un’ora, spera che l’incarico di salvatore venga congelato. Lo Spirito Santo è un potere asettico, senza colore, neutro. Messo lì a vigilare ma che alla fine non conta molto. Vorrebbe, ma alla fine ha un ruolo marginale.

Nelle sacre scritture, a dominare è il Padre. Se lo Spirito Santo è sostanzialmente fuori da giochi, infatti, il Figlio sappiamo tutti che finisce crocifisso. Per buttarla in politica, invece, il Movimento 5 Stelle fa il duro e puro della situazione. Bypassando (per quanto possa essere possibile) Beppe Grillo, i pentastellati vogliono fare gli arbitri di una partita che non è ancora cominciata (come ha giustamente fatto notare Severgnini a “Le invasioni barbariche” qualche giorno fa). Il Pdl, che poi è Silvio Berlusconi, gongola felice. Non è sceso a patti, ma ha fatto le mosse giuste e può puntare il dito contro chiunque voglia. (Monti e Scelta Civica sono solo un corollario poco influente). E il Pd è morto e sepolto, pardon congelato, nelle mani di un Napolitano che vorrebbe salvarlo ma è difficile. Chissà se il terzo giorno resusciterà dai morti, io non credo.

di Claudia Osmetti

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Il PD e la scheda bianca. http://www.falcodestro.it/blog/2013/03/15/pd-scheda-bianca/ http://www.falcodestro.it/blog/2013/03/15/pd-scheda-bianca/#comments Fri, 15 Mar 2013 09:33:37 +0000 http://www.falcodestro.it/?p=9554 bersani5

Evidentemente il bianco va di moda. Il Pd ha fatto sapere, ieri, che alla riunione di Camera e Senato in programma per oggi voterà scheda bianca. Lo ha detto Enrico Letta cinguettando su Twitter (adesso si sentono tutti un po’ più blogger, un po’ più tecnologici, un po’ più tutto tranne che ridicoli, probabilmente). Dal canto loro, invece, i Pentastellati hanno le idee chiare e propongono fin da ora Fico e Orellana.

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 E dire che ieri era in programma un incontro Pd-M5S proprio con l’ordine del giorno dei nomi da presentare alle presidenze delle due Camere. Ma è “saltato per motivi tecnici”, parola di Vito Crimi. Fatto sta che Bersani ha confermato l’intenzione di rinviare de facto la nomina dei presidenti “per continuare a lavorare a un accordo”.  Con i grillini che non ne vogliono sapere e non sanno più come farglielo capire.

C’è da dire che anche Monti ha dato indicazioni ai suoi, non-proferite-nome. E alla scheda bianca sembra sia incline anche il Pdl che, di Silvio congiuntivato sprovvisto, oggi non esprimerà preferenze.

Ora, facendo due conti verrebbe da cedere allo sconforto. Non tanto per il fatto che in quasi un mese dal voto gli eletti di Montecitorio e Palazzo Madama non siano riusciti a tirar fuori uno straccio di nome da presentare per la propria piccola fazione. E nemmeno per l’ostinazione (leggi testardaggine, anche un po’ stupida) a correr dietro ad un consenso che lo capirebbe anche un bambino è quantomeno irrealistico. È la mancanza di coraggio a prendere una posizione che sgomenta. È il timore di andare per la propria strada, o almeno di provarci. E questi dovrebbero arrivare a Palazzo Chigi?

Già, tra fumate, schede e bandiere, il bianco va proprio di moda. Il bianco cadaverico.

di Claudia Osmetti – editorialista di Falcodestro.it

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Il principio è la fine. http://www.falcodestro.it/blog/2013/03/07/il-principio-e-la-fine/ http://www.falcodestro.it/blog/2013/03/07/il-principio-e-la-fine/#comments Thu, 07 Mar 2013 17:55:26 +0000 http://www.falcodestro.it/?p=9546 vitellinifrancescoChi detiene un potere appena conquistato è sempre inesorabile (Eschilo).

Dopo le scorse elezioni politiche (24-25 Febbraio 2013) l’Italia si è trovata decapitata.
Purtroppo non c’è altro modo per dirlo.

La Nazione, marcescente e incancrenita da vessazioni politiche che toccano ogni livello della cosa pubblica, era andata alle urne per cambiare le cose, per darsi un Capo in grado di cambiare le cose, per non perdere le speranze, ma, per uno strano scherzo del Fato, che certo non chiede permessi, sì è ghigliottinata da sé.
Il risultato delle urne è un Parlamento spezzato in tre tronconi che si schifano a vicenda e si odiano a morte. La Sinistra schifa qualsiasi accordo con la Destra che, zitta zitta, sta a guardare e non si esprime, mentre Monti entra in dissolvenza e il Movimento Cinque Stelle, nella figura del suo leader maximo, Grillo Giuseppe Piero, odia tutto e tutti e schifa finanche l’idea di avere bisogno di qualcuno per realizzare il proprio programma elettorale (non dimentichiamo che si tratta di promesse, non di possibilità concrete).

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Ecco, questo è, a grandi linee, l’embrione di Governo Italiano.
Un groviglio decisamente intricato, ma che, con una chiarezza che è quasi un paradosso, porta ad una sola considerazione: in queste condizioni non esiste nemmeno la possibilità di formare un governo che possa svolgere la sua funzione in modo utile.
Che sia un merito o una colpa lo potrà stabilire solo la Storia, ma alla base di tutto questo c’è il fenomeno elettorale del secolo: il Movimento 5 Stelle.

Questo movimento (da non chiamare assolutamente “partito”, sotto pena di scomunica) nasce ufficialmente nel 2009, figlio dell’esperienza da blogger di Beppe Grillo. Il Movimento nasce come un’entità priva di una sede reale, dato che, come recita l’articolo 1 del suo “non-statuto”:

Il “MoVimento 5 Stelle” è una “non Associazione”. Rappresenta una piattaforma ed
un veicolo di confronto e di consultazione che trae origine e trova il suo epicentro nel
blog http://www.beppegrillo.it.
La “Sede” del “MoVimento 5 Stelle” coincide con l’indirizzo webhttp://www.beppegrillo.it.
I contatti con il MoVimento sono assicurati esclusivamente attraverso posta elettronica
all’indirizzo MoVimento5stelle@beppegrillo.it.
(art. 1, non-statuto del Movimento 5 Stelle, Natura e Sede)

Ora, non so esattamente quale sia la definizione di “proprietà privata”, ma credo che qui ne abbiamo un esempio chiaro, perché:
1 – trae origine e trova il suo epicentro nel blog di Beppe Grillo,
2 – ha sede sul blog di Beppe Grillo,
3 – l’unico autorizzato a ricevere contatti diretti al movimento è Beppe Grillo o gli amministratori del suo blog.

Si noti il denominatore comune.
Segue poi la precisazione che il Movimento non ha scadenza (art. 2).
Suppongo che durerà fino a quando si ricorderanno di pagare per il dominio su internet.

L’articolo successivo stabilisce, senza mezzi termini, che Beppe Grillo è anche il proprietario del contrassegno che identifica il movimento, nonché l’unico a poterlo usare.
Le cose si fanno un po’ più complesse con l’articolo 4, che recita:

Il “MoVimento 5 Stelle” intende raccogliere l’esperienza maturata nell’ambito del blog
http://www.beppegrillo.it, dei “meetup”, delle manifestazioni ed altre iniziative popolari e delle
“Liste Civiche Certificate” e va a costituire, nell’ambito del blog stesso, lo strumento di
consultazione per l’individuazione, selezione e scelta di quanti potranno essere candidati
a promuovere le campagne di sensibilizzazione sociale, culturale e politica promosse
da Beppe Grillo così come le proposte e le idee condivise nell’ambito del blog
http://www.beppegrillo.it, in occasione delle elezioni per la Camera dei Deputati, per il Senato
della Repubblica o per i Consigli Regionali e Comunali, organizzandosi e strutturandosi
attraverso la rete Internet cui viene riconosciuto un ruolo centrale nella fase di adesione
al MoVimento, consultazione, deliberazione, decisione ed elezione.
(art. 4, non-statuto del Movimento 5 Stelle, Oggetto e finalità)

Credo che far tesoro delle proprie esperienze sia uno dei modi migliori di crescere, anche come movimento, ma non capisco perché tutte queste esperienze costituiscano lo strumento per individuare e selezionare chi deve “promuovere le campagne promosse da Beppe Grillo”, e nemmeno perché debba essere specificato che oltre alle campagne promosse dallo stesso Grillo, verrebbero promosse “le proposte e le idee condivise nell’ambito del blog”. In fondo il blog è un’entità virtuale al 100% controllata dallo stesso Grillo, no?
Conosco persone che sono state cancellate ben quattro volte dal blog per aver espresso critiche nei confronti del movimento o delle sue proposte/idee. E non dimentichiamo che fine hanno fatto Tavolazzi e Biolè, Favia e Salsi (quest’ultima addirittura emarginata fisicamente dai compagni di gruppo al consiglio comunale) ed altri.
E proprio in occasione di queste espulsioni si vede la forza dell’articolo 3. Infatti, l’espulsione dei personaggi scomodi (o che non siano sufficientemente indottrinati) avviene mediante la revoca del permesso di utilizzo del logo del Movimento e del nome di Grillo:
“A Federica Salsi e Giovanni Favia è ritirato l’utilizzo del logo del MoVimento 5 Stelle. Li prego di astenersi per il futuro a qualificare la loro azione politica con riferimento al M5S o alla mia figura. Gli auguro di continuare la loro brillante attività di consiglieri.” Beppe Grillo
(post apparso sul blog di Beppe Grillo il 12 Dicembre 2012)

In poche parole, o fai come dico io o sei fuori.

L’articolo prosegue:
Il MoVimento 5 Stelle non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro. Esso vuole essere testimone della possibilità di realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi.
(art. 4, non-statuto del Movimento 5 Stelle, Oggetto e finalità)
Il totale rifiuto di essere considerato un partito è espresso in modo chiaro e netto: NON è un partito politico, né mai lo diventerà in futuro. Si specifica, inoltre, che esso (il Movimento) vuole provare a realizzare un confronto democratico con un’entità non meglio definita che non abbia legami associativi, che non sia un partito e, soprattutto, senza che ci siano dirigenti o rappresentanti o filtri di qualsiasi tipo (tra il Movimento e l’entità, beninteso).
È solo una mia impressione o tutto questo è come dire “vogliamo essere l’unico intermediario tra cittadino e governo”?
Però, se è vero che riconosce alla totalità degli utenti della rete (con buona pace di chi non usa internet, perché troppo antiquato per essere preso in considerazione) il ruolo di governo forse vorrebbe dire che il Movimento vorrebbe porsi come interlocutore tra gli utenti della rete e gli utenti della rete? Mi pare un po’ confusionario come concetto, ma forse sono antiquato anch’io.
Mettiamo il caso che si parli di mediazione tra cittadini e governo (di pochi) non è altrettanto vero che non riconoscendo nessun partito, circolo, associazione o club a carattere politico, di fatto si pone come unico interlocutore tra i primi ed il secondo? E non è forse vero che sempre pochi sarebbero al governo, anche ammesso che fossero al 100% rappresentanti del Movimento?

In poche parole, noi siamo aperti e democratici, e ci interessiamo a tutti, mentre i partiti no (cosa che è anche vera in parte, ma non andrebbe posta nel documento fondante di un movimento).

L’articolo 5 specifica le modalità di adesione al Movimento, che si limitano ad una registrazione online e ad una successiva accetazione da parte del Movimento stesso dopo una valutazione dell’età (minimo 18 anni), la verifica della non appartenenza ad altri partiti che abbiano scopi ed idee diverse da quelle del Movimento (Il MoVimento è aperto ai cittadini italiani maggiorenni che non
facciano parte, all’atto della richiesta di adesione, di partiti politici o di associazioni aventi
oggetto o finalità in contrasto con quelli sopra descritti – art. 5 non-statuto del Movimento 5 Stelle)

In poche parole, o la pensi come noi o non ti accettiamo.

L’articolo si chiude con:
La partecipazione al MoVimento è individuale e personale e dura fino alla cancellazione
dell’utente che potrà intervenire per volontà dello stesso o per mancanza o perdita dei
requisiti di ammissione.

In poche parole, se ti stufi sei libero di andartene, ma se manifesti idee differenti dalle nostre ti cacciamo via noi (cfr. sopra per esempi).

L’articolo 6 regola il modo in cui vengono finanziate le varie iniziative del Movimento (via contributo libero e volontario).
L’articolo 7, infine, illustra le procedure mediante le quali un membro del Movimento viene designato come candidato per le elezioni.
In occasione ed in preparazione di consultazioni elettorali su base nazionale, regionale o
comunale, il MoVimento 5 Stelle costituirà il centro di raccolta delle candidature ed il
veicolo di selezione e scelta dei soggetti che saranno, di volta in volta e per iscritto, autorizzati all’uso del nome e del marchio “MoVimento 5 Stelle” nell’ambito della propria
partecipazione a ciascuna consultazione elettorale.
(art. 7, non-statuto del Movimento 5 Stelle, Designazione Candidati)
Quindi, il Movimento (ovvero, secondo l’articolo 1, il blog di Beppe Grillo) raccoglie le candidature, le seleziona e le sceglie.
L’investitura avviene mediante l’autorizzazione scritta all’uso del nome e del logo, e nulla più.
È un modo perfetto per gestire eventuali colpi di testa dei candidati. Basta revocare il diritto (magari con una lettera di diffida dell’avvocato) e, puf, non sei più un candidato.
L’articolo, poi, stabilisce i criteri per potersi candidare: cittadinanza italiana, età minima, fedina penale pulita e nessun procedimento penale in corso (nessun accenno a competenze particolari).
Poi c’è il colpo di genio:
L’identità dei candidati a ciascuna carica elettiva sarà resa pubblica attraverso il sito
internet appositamente allestito nell’ambito del blog; altrettanto pubbliche, trasparenti
e non mediate saranno le discussioni inerenti tali candidature.
(art. 7, non-statuto del Movimento 5 Stelle, Designazione Candidati)
Si presti attenzione in particolare a questa parte dell’articolo. C’è scritto che i nomi dei candidati (ormai approvati dal Movimento) vengono pubblicati sul blog e le discussioni in merito sono libere tra gli iscritti. Quindi tutti possono esprimere la propria opinione in merito alla candidatura di, per esempio, Paolino Paperino, ma non c’è scritto da nessuna parte che l’opinione degli iscritti abbia il potere di influenzare l’approvazione della candidatura!

In poche parole, sfogatevi pure, ma tanto la decisione non cambia.

E, per finire, l’articolo lascia una flessibilità alle regole per le candidature, da valutare caso per caso, in base al tipo di elezioni a cui si intende partecipare:
Le regole relative al procedimento di candidatura e designazione a consultazioni elettorali nazionali o locali potranno essere meglio determinate in funzione della tipologia di consultazione ed in ragione dell’esperienza che verrà maturata nel tempo.
(art. 7, non-statuto del Movimento 5 Stelle, Designazione Candidati)

E questo è quanto.

Scorrendo gli articoli si nota un continuo riferimento, più o meno esplicito, al blog come gestore e arbitro ultimo (nonché unico) di tutto quello che avviene d’importante all’interno del Movimento.
Il blog di Beppe Grillo e il simbolo del Movimento, entrambi proprietà esclusiva di Beppe Grillo, costituiscono il fulcro attorno al quale ruota tutto nel Movimento.

In poche parole, si aderisce solo se lo vuole Beppe Grillo, si parla solo con chi dice Beppe Grillo (vedi Favia e Salsi), si pensa e si dice solo quello che è autorizzato da Beppe Grillo (vedi Vito Crimi) e qualsiasi passo falso (per Crimi è solo questione di tempo) viene punito con la scomunica ed il bando.
Queste considerazioni mi fanno sorgere una domanda:
Quando al Movimento 5 Stelle sarà riconosciuto lo status di religione?

Alcuni, per salvarsi dalla superstizione, finiscono col cadere in un ateismo rigido ed ostinato, varcando d’un balzo la vera religiosità, che sta nel mezzo.
(Plutarco)

per gentile concessione dell’autore, Francesco Vitellini, dal blog Strinature di saggezza

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Il problema non è Grillo, è il grillismo. http://www.falcodestro.it/blog/2013/03/07/il-problema-non-e-grillo-e-il-grillismo/ http://www.falcodestro.it/blog/2013/03/07/il-problema-non-e-grillo-e-il-grillismo/#comments Thu, 07 Mar 2013 15:44:12 +0000 http://www.falcodestro.it/?p=9541 beppe-grillo

Il problema non è Grillo, è il grillismo. Forse Enzo Biagi oggi direbbe così. Intendiamoci, non è il nuovo che spaventa. Il ricambio della classe dirigente è una richiesta più che lecita, da anni sollevata bipartisan, tra l’altro. È il nuovo inconsapevole, spesso incompetente, comunque misconoscente delle procedure e delle formalità del gioco democratico, a preoccuparmi.

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Ci sono certe convenzioni, certe rigidità formali che vanno rispettate perché altrimenti il sistema implode. Filosoficamente possiamo parlare di abolizione dello Stato quanto ci pare (e personalmente, ci pare), ma guardiamo le cose come stanno. Viviamo nel mondo reale e nel mondo reale una legge serve ad arginare il caos che altrimenti regnerà incontrastato. Non è proprio la scoperta dell’acqua calda.

Facciamo un paio di esempi e andiamo per ordine. Subito dopo l’esito di domenica scorsa, Grillo sbraitava che voleva andare al Colle per le consultazioni del Presidente della Repubblica. Grillo non è stato eletto da nessuna parte e non è nemmeno il segretario di un partito, visto che il Movimento 5 Stelle precisa a ogni piè sospinto che non ha nulla a che vedere con il partitismo della Seconda Repubblica. Grillo è un comune cittadino, al massimo il leader di un movimento. Quindi con che titolo potrebbe andare da Napolitano? Semplice, con nessuno, o meglio, con la stessa valenza con cui ci potrebbe andare chiunque.

Ancora. Il MoVimento ha dichiarato di rinunciare ai rimborsi elettorali. 42.700.000 euro per la precisione, mica bruscolini. Peccato solo che tutti quei soldi non gli spettino perché, semplicemente, non ne ha diritto. Infatti, i partiti e i movimenti politici qualora abbiano diritto ai rimborsi per le spese elettorali sono tenuti a dotarsi di un atto costitutivo e di uno statuto che devono essere trasmessi in copia al Presidente della Repubblica; se non lo fanno decadono dal diritto al rimborso stesso. Lo dice la legge n.96/2012 (articolo 5, per la cronaca). Ora, il M5S non si è mai dotato né di uno statuto né di un atto costitutivo, anzi è proprietà di Beppe Grillo che ne ha registrato il marchio come farebbe un imprenditore.

Poi ci sono quelli che da Lilli Gruber cadono dal pero davanti a domande sulla riforma elettorale. Doppio turno alla francese? Proporzionale? Maggioritario? “Dettagli”. Come a dire: “Non ne ho idea. Forse domani organizziamo un meetup su Facebook e vediamo i consigli che ci arrivano dalla rete, questa è democrazia, no?”.

E sorvoliamo sul no-dress-code al Senato, sul “uno vale uno”, sulla proposta del vincolo di mandato, sul mircochip della CIA, sul siamo-quelli-con-più-laureati-in-Parlamento (cosa ancora dobbiamo aspettare per rilanciare la campagna sull’abolizione del valore legale del titolo di studio?).

Tutto questo mi preoccupa. Perché la democrazia, e prima ancora la politica, è una cosa seria. Che non si può fare solo sull’ondata esaltante dell’antisistema e dell’anticasta. Anche perché, passata la spinta emozionale, diventerebbe poco credibile.

di Claudia Osmetti

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Acca Larentia, riaperte le indagini. http://www.falcodestro.it/blog/2013/03/04/strage-acca-larentia-riaperte-le-indagini/ http://www.falcodestro.it/blog/2013/03/04/strage-acca-larentia-riaperte-le-indagini/#comments Mon, 04 Mar 2013 21:02:12 +0000 http://www.falcodestro.it/?p=9535 acca_larentia_lapide

Non solo le rivendicazioni – una audio, l’altra su alcuni volantini – ma anche l’esame della mitraglietta Skorpion trovata in un covo Br e usata, tra l’altro, per l’omicidio dell’economista Ezio Tarantelli. E su questa mitraglietta gli investigatori sono a caccia di impronte anche grazie all’ausilio delle nuove tecnologie.

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A 35 anni dalla strage davanti alla sezione Msi di Acca Larentia, a Roma, costata la vita a due giovanissimi attivisti del Fronte della Gioventù, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta (un terzo attivista, Stefano Recchioni, sarebbe stato ucciso da un carabiniere alcune ore più tardi durante gli scontri con le forze dell’ordine che seguirono i due delitti), l’inchiesta riparte con nuovi e più approfonditi esami attraverso l’uso delle più moderne tecnologie investigative.

La mitraglietta Skorpion fu trovata nel 1988 in un covo Br a Milano. All’epoca fu accertato che era stata usata non solo per l’attacco ad Acca Larentia, ma anche per gli omicidi dell’economista Ezio Tarantelli, dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti e del senatore Roberto Ruffilli. Ed è anche su quest’arma che la Digos e gli esperti della polizia scientifica tenteranno di trovare nuovi elementi per risalire ai responsabili della strage avvenuta davanti alla sezione missina nel quartiere Tuscolano. In particolare, si cercheranno, così come per i volantini, impronte digitali e tracce biologiche, magari invisibili nel 1978, che potrebbero essere sfuggite all’epoca dei fatti.

La rivendicazione audio sarà, invece, utilizzata per delle comparazioni foniche con voci di personaggi che, in via di ipotesi, potrebbero aver avuto a che fare con il duplice omicidio. L’inchiesta sulla strage, affidata al pm Erminio Amelio, è stata riaperta da tempo sulla falsariga di quelle riguardanti gli omicidi dell’esponente di sinistra Valerio Verbano (22 febbraio del 1980) e di destra Paolo Di Nella (3 febbraio del 1983).

Una iniziativa caldeggiata da sempre da più parti a cominciare dal sindaco di Roma Gianni Alemanno il quale, proprio un mese fa, aveva rinnovato l’appello a riaprire le inchieste sui sei ragazzi di sinistra e gli undici di destra caduti negli anni di piombo ed i cui delitti sono rimasti senza colpevoli. In sostanza, per Acca Larentia, gli inquirenti vogliono verificare se da una rilettura dei vecchi atti e gli approfondimenti con tecnologie più sofisticate sia possibile trovare nuovi elementi utili per fare giustizia.

da Il Messaggero

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