MPS e il filo rosso col PD.

In principio era l’Università. Duecento milioni di euro di buco, una ventina di persone rinviate a giudizio per peculato. L’ateneo costretto a vendere i propri immobili per far cassa e poi affittarli per far lezione. Surreale, come l’idea che Siena stesse implodendo.
L’Università che, neanche a dirlo, è rappresentata dalla Fondazione Mps, la banca che appartiene un po’ a tutti quelli che contano nella città del Palio. A Siena non si muove foglia che Mps non voglia. E adesso lo scandalo: salta fuori che dal 2001 al 2005 la Fondazione Mps ha erogato più di quanto abbia guadagnato. Ora, non bisogna essere geni di Wall Street per intuire che i conti non avrebbero quadrato.

monte dei paschi di sienaSu 16 consiglieri Della Fondazione Mps, 13 sono nominati dal Comune di Siena, o dalla Regione Toscana, non propriamente roccaforti del centrodestra. La storia Della città si intreccia con la storia della banca, almeno dal 1472. In tempi più recenti, è un sottile filo rosso che va dal PCI al Pd, senza saltare alcuna tappa intermedia.
“Il Pd è il Pd, le banche sono le banche”, ha buon tempo Bersani a ripeterlo, forse per auto-convincersi.
A Siena no. A Siena, quella banca, non è una semplice banca. La Mps è la cassaforte di una città intera, è il “babbo Monte” che incide sulla vita di tutti. Il rischio commissariamento sembra scongiurato, almeno per adesso, esattamente come è avvenuto per l’Università di Focardi.
L’ha capito bene anche Beppe Grillo, che infatti settimana scorsa è apparso in Toscana di tutta fretta per partecipare all’assemblea degli azionisti e chiedere una commissione d’inchiesta che coinvolga Ds e Pd.
Poi, a dirlo tutta, a Siena c’è anche l’affare Ampugnano. Un aeroporto internazionale nel centro della città, progetto che tra l’altro tira in gioco, ancora, proprio Mussari che è attualmente sotto processo con l’accusa di turbativa d’asta.
In fondo, se lo chiedeva anche Dante: “Or fu già mai gente sì vana come la Sanese?”.