La crescita economica è la nostra priorità: con un Pil ben più sostanzioso di quello attuale, il peso del debito si attenuerebbe e di molto; gli investitori esteri, molti dei quali hanno in mano i nostri Buoni del Tesoro e oggi temono di non vederseli rimborsati, tornerebbero ad avere fiducia in noi influenzando positivamente l’andamento di Piazza Affari; la disoccupazione subirebbe quantomeno una decelerazione, se non una battuta d’arresto; i nostri conti pubblici, e segnatamente il rapporto deficit/Pil, ne risentirebbero positivamente e a noi verrebbero risparmiate ulteriori “stangate”; i giovani potrebbero tornare a guardare al futuro con maggiore serenità; l’Erario avrebbe un gettito fiscale più cospicuo e sarebbe possibile reperire risorse, senza incrementare il prelievo sul contribuente, per finanziare investimenti in conto capitale (infrastrutture, scuola, ricerca). La crescita è la nostra priorità, però, non solo per le ragioni suesposte e perché ci si trova a fronteggiare una crisi economica senza precedenti: lo è perché il Paese, da oltre un decennio, gravido di tasse e “lacci e lacciuoli” com’è, registra performance economiche miserrime; collocandosi agli ultimi posti delle graduatorie europee …

CONTINUA A LEGGERE QUI:
Due modeste proposte al professor Monti