Doveva commissariare la politica ed imporre la propria agenda economica ai partiti; ridisegnare il volto del Paese e farlo entrare, finalmente, nella Modernità; pugnare senza requie contro le corporazioni e dare corpo, con l’azione di governo, ad una vera “trasvalutazione dei valori”, sostituendo la fallimentare sottocultura catto-social-comunista, politicamente da sempre dominante, con la empiricamente ben più efficiente e socialmente utile dottrina liberale; agire col bisturi per tagliare selettivamente la spesa corrente e ridurre significativamente i margini di operatività della partitocrazia clientelare, quella che utilizza i soldi di tutti i contribuenti per acquisire il consenso di alcuni di essi; fare dell’Italia una “normale” liberal-democrazia di stampo europeo e non più un’enclave del socialismo reale e del cattolicismo militante, con le sue sconsiderate limitazioni alla libertà economica (e non solo a quella) – che paghiamo tutti con minore ricchezza e maggiore disoccupazione – e le sue idiosincrasie anti-Mercato che la portano ad essere (forse) l’unica realtà statuale al mondo in cui operino 13.000 aziende pubbliche . …
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Monti rischia di perdere la faccia






