Nonostante l’altissimo astensionismo, le polemiche delle ultime settimane, la delusione serpeggiante per le riforme mancate, Berlusconi l’ha scampata. Il PDL non sorride – i dati nazionali complessivi per il partito sono francamente deludenti – ma il Governo esce confermato e anzi rafforzato dalle urne. Chi teme uno scossone per il trionfo leghista deve fare i conti con le rassicuranti dichiarazioni di Bossi, che promette la realizzazione del federalismo senza avanzare ulteriori richieste. In più, a ben guardare, il Carroccio supera il PDL solo nel Veneto, grazie al traino del candidato Zaia. I Lumbard festeggiano, a ragione, per il successo di Cota e per la marcata avanzata nel Centro della penisola. Ad ogni modo, l’esecutivo può andare avanti tranquillo per altri 3 anni.

Il centrosinistra prevale 7 a 6 in termini strettamente numerici, ma è evidente che un Piemonte od un Lazio vale più di una Liguria o di una Basilicata (con tutto il rispetto possibile per gli abitanti di queste terre). Il centrodestra, a dispetto degli ultimi sondaggi, strappa ben 4 regioni agli avversari rispetto alle regionali del 2005. In Campania e Calabria è un vero e proprio trionfo, con percentuali che superano di gran lunga la soglia del 50%. Il Settentrione è ormai nelle mani dell’asse PDL-Lega: la sinistra vince solo in Liguria, e mantiene rade posizioni nelle regioni alpine autonome. Il Partito Democratico arretra nel Meridione (si salva solo Vendola, ma per via delle divisioni interne ad una destra locale suicida – Fitto dovrebbe dimettersi dopo la figuraccia), e soprattutto – nonostante il caos liste e l’assenza del simbolo del PDL nella provincia di Roma – non trova l’alloro nel Lazio. Insomma, Bersani non ne esce benissimo: il centrosinistra, rispetto alle Politiche, migliora ma molto meno rispetto alle pur legittime aspettative. L’astensionismo non aiuta, così come la presenza del Movimento di Grillo, che succhia voti in Emilia-Romagna e Piemonte.

Anche Casini non ha particolari motivi per esser contento: l’alleanza con la Bresso è fallita miseramente. L’UDC vince solo dove è alleato con il centrodestra (Campania, Calabria, Lazio), nonchè, scontatamente, nelle regioni rosse come Marche e Basilicata (dove però è ininfluente). Il caso ligure è l’unica soddisfazione per il partito centrista, ma la Liguria val poco rispetto al Piemonte. L’esperimento del patto a macchia di leopardo con PD, insomma, non ha portato buoni frutti. In più, bisogna ammettere che i candidati singoli (Pezzotta, De Poli, Binetti) non riescono ad emergere e far meglio delle Politiche. L’UDC, globalmente, non va oltre un mediocre 6%.

Rispetto ai timori dei giorni passati, il centrodestra può dirsi complessivamente soddisfatto. Manca lo scatto per il trionfo, la vittoria non ha grandissimo smalto, ma – considerato l’astensionismo ed i pronostici tetri – ci si può accontentare con moderata contentezza. Si respira aria di delusione in casa PD, che si attendeva una riconferma in Piemonte e Lazio, insomma un 9 a 4 schiacciante. Bersani può comunque proseguire il suo mandato di segretario: c’è spazio per un ulteriore recupero, anche se l’operazione non appare più così semplice. Il Cavaliere, pure questa volta, è riuscito nell’impresa di mantenersi in sella.