“Dialogo” è una parola vuota se dall’altra parte non c’è una vera volontà di collaborazione. E che desiderio di dialogo ci può essere da chi continua a definire – vedi le parole dell’ayatollah iraniano Khamenei – lo Stato di Israele come un cancro da estirpare? Che speranze possono derivare da un paese che punta a costruire entro l’anno l’arma nucleare per gettare nel panico l’intero Medio Oriente? Eppure Obama dovrebbe sapere benissimo che Israele agirà con tutta la sua forza un secondo prima del definitivo collaudo della bomba. E fra la teocrazia islamica iraniana e lo Stato ebraico, chi sceglierà Obama? Al momento pare che il Presidente stia prediligendo uno Stato terrorista folle e fanatico. Concessioni di tempo, aperture, richieste di conciliazione, mani tese, non fanno altro che convincere la dirigenza iraniana ad accelerare il programma nucleare, profittando dell’ingenuità balorda di un Presidente che si bea per qualche applauso ottenuto grazie al solito discorso “rose e fiori” che un qualsiasi cretino pacifista di sinistra potrebbe buttare giù in un quarto d’ora.
Davvero sorprendente, poi, la richiesta, quasi l’imposizione rivolta a Nethanyau, circa il riconoscimento rapido e senza condizioni (perchè concrete condizioni non le abbiamo sentite, eccetto il solito appello a fermare il terrorismo – e ci mancherebbe altro- ) della Palestina. Orbene, Obama si rende conto che la Palestina, ad oggi, non esiste, e che esistono invece due tronconi separati, l’uno comandato da Hamas (sì, quell’organizzazione che faceva saltare in aria i bus con bambini a bordo) a Gaza, e l’altro guidato dall’ANP in Cisgiordania? E sa il signor Presidente che Hamas non vuole riconoscere lo Stato di Israele, e che predica pure la completa distruzione, l’annientamento totale della comunità ebraica? Con che coraggio chiede ad Israele di riconoscere uno Stato nemico finanziato dall’Iran ai propri immediati confini?
Ormai è chiaro: Obama è un traditore dell’Occidente, un servo nascosto dell’Islam. Parole esagerate? Sì, lo concediamo, ma la rabbia è tanta dopo un discorso pieno di favolette ed idiozie, di errori strategici grossolani e potenzialmente letali per gli Stati Uniti – che continuiamo ad avere a cuore- e la sicurezza del mondo.






