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Ghe pensi mi

Saturday, July 3rd, 2010
Oh, finalmente ci pensa Silvio. Non se ne poteva più del caos di queste ultime settimane, delle liti interne, dei distinguo, del controcanto continuo da parte dei soliti noti. L’assunzione di responsabilità, oltremodo necessaria, salva il PDL in extremis: se non fosse intervenuto il Cavaliere con un messaggio chiaro, forte, inequivocabile, il partito si sarebbe definitivamente liquefatto in pochi giorni, colpito a morte dai sabotaggi, dai tradimenti, dalle polemiche gratuite. Ora basta. E’ giunto il tempo delle decisioni definitive, del ristabilimento dell’ordine, della verità.

Lunedì Berlusconi dovrà assumere delle decisioni difficili, ma indispensabili: il PDL non può più permettersi un tasso di liti interne addirittura superiore a quello del PD. Gli elettori del centrodestra, sconcertati dalla nascita di mille correnti e correntine, chiedono, anzi pretendono, unità e coerenza, in nome dell’attuazione rapida del programma di governo, del rispetto dei patti. Chi intende tradire o solo scostarsi da questi patti, va accompagnato alla porta. Non ci sono altre soluzioni.

Ma non è detto che si arrivi alla scissione con i finiani, alla rottura irreparabile. Berlusconi sa bene che andare alle urne in questo momento sarebbe deleterio per il paese alle prese con la crisi. Fini sa bene che il suo peso politico è poca cosa, appena sufficiente per costituire nuovi gruppi parlamentari, ma del tutto inadeguato per inaugurare una nuova era politica e per stracciare il centrodestra berlusconiano. Insomma, i due sono quasi “costretti” a stare assieme, almeno fino alla primavera del prossimo anno.

Certo è che entrambi non sono disposti a cedere su tutto pur di mandare avanti il carrozzone. Gli ultimi giorni hanno mostrato come la convivenza sia per l’appunto forzata, innaturale, tanto sono ampie le distanze fra i modelli politici proposti. Berlusconi si sente ormai in diritto di chiedere il divorzio, e di attendere le successive mosse di Fini. Avrà il coraggio il Presidente della Camera di schierarsi con la sinistra? Quanti deputati e senatori saranno con lui? Si andrà alle urne prima dell’approvazione della Finanziaria 2010?

Non abbiamo la sfera di cristallo. Forse, ma resta una mera ipotesi, si creeranno due gruppi distinti, il PDL fedele al Cavaliere ed il partito finiano, pronto ad un sostegno esterno all’esecutivo fino alla prossima primavera, ma battagliero su alcuni punti essenziali (intercettazioni, principio di legalità, cittadinanza agli immigrati), ed in cerca di nuove alleanze in vista delle elezioni. Comunque non sappiamo come andrà a finire.

Un punto resta irrinunciabile: la necessità di un chiarimento definitivo che metta fine al caos. Il popolo di centrodestra non può più tollerare il disordine, la disorganizzazione, la perdita di tempo prezioso. Le idee sono inconciliabili? Si prenda atto di ciò, e si intraprendano percorsi diversi e distinti. E’ inutile continuare sulla strada dello stillicidio, del logorio quotidiani.

Il momento nero del PDL

Saturday, July 3rd, 2010
“Serve un colpo d’ala”, dice Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera, riferendosi allo stato pietoso del Popolo della Libertà, colpito da una gragnuola di polemiche sul caso Brancher – gestito male e finito peggio – e dilaniato al proprio interno dallo scontro feroce fra le correnti. In effetti, di fronte a questo spettacolino disgustoso, che rischia di mandare al macero la credibilità di un partito in evidente affanno, servirebbe una svolta, quasi un colpo di teatro.
Ma non si sollazzino i cosiddetti “finiani”, sempre pronti a cogliere la palla al balzo per sottolineare le difficoltà, per additare gli errori, per impartire le solite lezioncine sulla morale. Nel momento più nero del PDL, sono proprio loro a gettare benzina sul fuoco, ad alimentare le divisioni, a creare il caos. Certo, la leadership berlusconiana non è affatto esente da debolezze, omissioni e financo gravi errori nella gestione della fase politica. Ma proprio quando il partito dovrebbe dimostrare unità e coesione, ecco puntuali il controcanto, la differenziazione, lo smarcamento, la critica distruttiva e velenosa.

Il buon – si fa per dire – Fabio Granata arriva al punto di difendere il “pentito” Spatuzza, quasi a dar credito alle fandonie sulle origini mafiose di Forza Italia ed alla trattavia fra lo Stato e Cosa Nostra. Bocchino, tanto per non smentirsi, attacca il Presidente del Senato Schifani, anzi lo insulta, definedolo “berluschino” e capo-corrente. Briguglio non perde tempo e spara su crisi e cambi di governo, addirittura di nuovi patti elettorali (come se gli elettori non esistessero o non fossero pronti a prendere il forcone di fronte ad un tradimento del programma da loro votato). Fini, ma ormai è scontato, aizza la polemica con la Lega, e sornione attende il cadavere (politico) di Berlusconi lungo il fiume.

Per carità. Siamo i primi a dire che la Padania come nazione non esiste (nessuno osi negare l’esistenza di una questione settentrionale accanto a quella meridionale però), che le affermazioni di Bossi sulla violenza sono deplorevoli, che la permanenza di Marcello Dell’Utri nel partito ci schifa (ma mettiamo i puntini sulle “i”: non esiste alcun rapporto fra mafia e nascita di Forza Italia, ed il teorema delle procure esce polverizzato), che il caso Brancher ci lascia di sasso.

Ma i problemi vanno risolti, non aggravati. Il PDL non può, non deve trasformarsi nella DC delle correnti, della Babele caotica e disordinata. Il leader, che piaccia o no, è uno, e uno soltanto, per manifesto riconoscimento e per consenso grandemente maggioritario. Il partito è uno, e le correnti rappresentano una metastasi (vero, Fini?) inaccettabile. Serve un colpo d’ala. E’ giunta l’ora che il Presidente riprenda in mano le redini di un partito quasi allo sbando, anche a costi di scatenare il putiferio con elezioni anticipate.

Berlusconi ha i decenni contati

Sunday, April 4th, 2010
“Berlusconi ha…i decenni contati”. La battuta non è nuova ma giustamente riprende linfa dopo il clamoroso successo del centrodestra alle elezioni regionali. In realtà i numeri per il Popolo della Libertà sono impietosi: il calo (il crollo?) è evidente, soprattutto se misurato sulle Politiche di due soli anni fa. Il “partito dell’amore” ha perso per strada milioni di voti, finiti nell’astensionismo crescente o nel serbatoio leghista (fortunatamente non dall’altra parte dello steccato, a riprova dello stato asfittico del PD). Nonostante questo declino, Berlusconi può cantar vittoria e rivendicare la legittimazione popolare sull’operato dell’esecutivo. La conquista di Piemonte, Lazio e Campania rappresenta un innegabile trionfo in grado di coprire le crepe del PDL e di rilanciare l’immagine – devastata dalle inchieste, dalle polemiche e dal gossip – di un Premier dato troppe volte per spacciato.

Fallisce miseramente il progetto di chi (casiniani e finiani di Fare Futuro in testa) puntava sulla disfatta elettorale per una accelerazione del tramonto del berlusconismo. Berlusconi ora potrà governare in relativa tranquillità fino al 2013: fallite le inchieste giudiziarie, disinnescati gli scandali, sgonfiate le polemiche fomentate da Repubblica, Il Fatto ed Anno Zero, polverizzati nemici interni ed esterni con l’ordalia del voto, non si vede cosa possa determinare l’uscita anticipata del Cavaliere dall’arena politica. Ormai Berlusconi è a prova di bomba. Avvisi di garanzia, intercettazioni spiattellate in pubblico, rivelazioni gossippare, trasmissioni ad hoc per infangarlo, bufere mediatiche, attacchi a mezzo stampa evidentemente non riescono a scalfire un consenso che si riproduce senza sosta e che viene di volta in volta riconfermato, anche se trasferito all’alleato leghista. Ciò non toglie che il PDL abbia le sue gatte da pelare e che il governo sia da troppo tempo intorpidito.

Un valido antidoto per superare queste difficoltà è rappresentato dalla rapida approvazione di riforme sostanziali di carattere istituzionale ed economico. Non ci addentriamo sulla nota questione; basti prendere atto che il Cavaliere, una volta assolta questa missione, potrà senza dubbio puntare al Quirinale, magari in un quadro presidenzialista che non riduca l’eventuale nuovo ufficio ad una sorta di gabbia dorata. A meno di imprevisti, la politica non si libererà troppo presto di Berlusconi, che si avvia al ventennio di attività, con prospettive di ulteriore allungamento.