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You Are Here: Home » Falcodestro news, Florian, In evidenza » Per una destra “reaganiana”. Una risposta a Marcello Veneziani.

L’articolo “Il traditore Fini lascia orfana la destra del PDL”, pubblicato oggi sul Giornale, come spesso accade con Veneziani, ha lasciato in chi scrive un po’ di amaro in bocca. Perchè è ancora una volta sull’orgoglio “etnico” che si va a parare: la nostra storia, la nostra “kultur”, i nostri ideali, i nostri morti (questo lui non lo dice, ma altri sì che lo pensano). Ovvero, noi che un tempo fummo fascisti, poi missini, poi aennini, da sempre incarniamo la destra italiana. Che è cattolica, mediterranea e comunitaria.

Quante volte l’avremo letta questa storia? Centinaia. E il sottoscritto si è sempre rifiutato di accettarla. Perchè essere “di destra” non significa necessariamente appartenere a “quella” storia, così come si può considerare negativamente ogni riferimento alla “palude etnica”. La destra odierna dovrebbe essere un luogo aperto, non un recinto chiuso.

Scrive Veneziani:
ora ci vuole qualcuno che rappresenti quel mondo di persone, di comunità, di valori, di sensibilità, di mentalità che un tempo si chiamava destra.

Nel mio piccolo, dissento. Nel senso che credo anch’io che all’Italia manchi una destra e un leader che la rappresenti, ma non mi auguro onestamente che qualcuno raccolga “quella” eredità che per ragioni storiche e affettive più ancora che politiche sta cara a Veneziani (e a molti ex-missini come lui).

Citazione:
(…) si tratta di dare una voce, una rappresentanza, un peso a un mondo che non può restare sottinteso e sottotraccia. L’importanza dell’identità nazionale, la difesa della nostra civiltà cristiana ed europea, il senso dello Stato e dello spirito pubblico, la memoria storica del nostro paese e la capacità di giudizio del nostro passato non succube delle vulgate culturali dominanti, il senso religioso ma non clericale, il primato della famiglia, la rivoluzione meritocratica e la preferenza comunitaria.

Tutti questi punti per Veneziani richiamano ad una condivisa “memoria di destra”, ma si potrebbe opinare. Quando, più di un decennio fa, il nostro chiamò il suo settimanale “Lo Stato”, richiamandosi appunto al “senso dello Stato e dello spirito pubblico” furono in molti, a destra (compreso il sottoscritto) a storcere il naso. Perchè o si sta con Reagan – che certo lo Stato non lo esaltava – o si sta contro. E se è vero che la destra contemporanea non può per varie ragioni non dirsi “reaganiana”, la “destra statalista” di Veneziani (ammiratore di Gentile) può apparire un obbrobrio anacronistico.

Ancora, Veneziani cita la “capacità di giudizio del nostro passato non succube delle vulgate culturali dominanti”. E qui ce l’ha presumibilmente con l’antifascismo. Ma può il fascismo essere consegnato alla storia (come vorrebbe Veneziani)? A mio avviso sarebbe un rischio, in quanto il fascismo e il comunismo servono ancora alla politica liberale e democratica per legittimare se stessa. Non a caso Bush ha combattuto Saddam perchè “islamofascista” e le toghe rosse sono per Berlusconi “comuniste”. La democrazia liberale (per cui Veneziani non impazzisce) ha una mitologia debole e se le togli il primato dell’individuo e la lotta al totalitarismo resta poco.
Si diceva del primato dell’individuo. E invece Veneziani sottolinea, da destra, la preferenza comunitaria. Ci ha scritto su alcuni libri, modelli di una “destra sociale” che oggi si vorrebbe destra tout court. Il sottoscritto non stava allora con Alemanno e probabilmente mai ci starà. Non faccio parte dell’”area” e la mia idea di comunità non ha a che fare col sangue e col suolo. E nemmeno col passato o la tradizione. Ha a che fare, invece, con le idee. Per cui, l’unica comunità che accetto come mia è quella in cui le idee in cui credo sono rappresentate. E’ una comunità in cui ci si incontra e ci si lascia. La destra sociale si richiama invece a tutt’altro tipo di comunità, una comunità fissa. In cui o sei dentro o sei fuori. Ed io sono fuori.

Citazione:
Tutto questo è perfettamente compreso dentro il popolo della libertà, pienamente inserito nel suo orizzonte; ma insieme a una visione liberale e liberista, laica e transnazionale, garantista e plurale.

Il creare spartiacque a propria immagine è un “vizio” di Veneziani. Se lui è giustizialista e comunitario, gli altri debbano essere per forza garantisti e individualisti. Nel suo universo la destra o è libertaria o nazional-conservatrice,tertium non datur. Per quanto mi riguarda, penso di avere al contrario tendenze giustizialiste e individualiste, sono liberista, moderatamente liberale, laico quanto basta per non volere la teocrazia, e per nulla transnazionale e plurale. Almeno non nella folle misura della sinistra odierna. E non credo che il PDL non aennino sia tutto come vorrebbe Veneziani, ovvero come Cicchitto.

Citazione:
Il popolo della libertà ha ereditato anche i versanti del craxismo, della dc più moderata, dei laici, liberali e repubblicani, è un mondo composito, che nel suo complesso, si riconosce tutto nel leader Berlusconi. Ma è necessario che sia visibile e audace quella componente di un vero e moderno conservatorismo, che Fini ha disatteso e tradito.

Fini ha sicuramente “tradito” il conservatorismo, ma mi chiedo sommessamente anche se Veneziani l’abbia mai realmente rappresentato come intellettuale. Perchè non esiste “un” conservatorismo, ma ce ne sono tanti. E il conservatorismo di Veneziani è un conservatorismo poco contemporaneo, ovvero poco anglosassone e direi addirittura sui generis. Piuttosto un comunitarismo, appunto.

Citazione:
Perché i tradimenti di Fini, lo sapete bene, sono due, o forse ventidue. Uno, vistoso, è nei confronti di Berlusconi, del governo e dell’alleanza con lui. Ma l’altro, sostanzioso, è rispetto a ogni tipo di destra. Non solo quella classica, non solo quella missina, non solo quella conservatrice e tradizionalista, ma anche quella che difende i valori religiosi e nazionali, e parlo di destre europee in corso, come quella di Sarkozy che affrontò la sua battaglia politica ed elettorale partendo dall’idea di rovesciare il ’68 ancora vivo nelle viscere francesi. O anche inglese, tedesca, spagnola. Non può gemellarsi con Aznar e poi assumere posizioni più vicine a Zapatero che ad Alianza popular. Smettetela voi del fan club di Fini, e mi riferisco soprattutto alla stampa, perché Fini è l’unico che abbia finora unito Corriere della sera, Repubblica, ma anche Stampa e Sole-24 ore, di definire quella di Fini «la destra moderna». Giudicatela come volete, ma quella di Fini non si può definire in quel modo. È altra roba, che può piacere a gente che proviene dal mondo radical, forse liberal, comunque più di sinistra. Un piacere che non muta in consenso. E in democrazia non si può fare politica prescindendo dal consenso dei popoli e dagli orientamenti culturali nella vita reale del paese.

Sul fatto che Fini sia altra cosa dalla destra sono d’accordo con Veneziani. Non credo però si possa includere nella destra (conservatrice) il MSI che propriamente destra non fu e conservatrice solo in pochi aspetti che Veneziani in passato ha tra l’altro puntualmente attaccato. Perchè il paradosso sta qui. Fini non è come si vorrebbe “un traditore”. Fini ha sintetizzato solo le varie pulsioni provenienti dal mondo missino e postfascista: destra sociale (Polverini), nuova destra (Campi), destra liberale (Urso), destra nazionale (La Russa). L’unica destra che non ha potuto far sua – perchè non faceva parte del patrimonio d’origine – era, appunto, quella “conservatrice”.

Citazione:
Seconda ragione. In politica non esistono i vuoti e non si può pensare di amputare il Popolo della libertà senza pensare a niente e nessuno che possa colmare quell’arto fantasma ma reale, profondo e diffuso. Berlusconi non può colmare tutti gli spazi e le altrui carenze, caricarsi di tutte le defezioni; perfino gli imperi prevedevano al loro interno diversità e costellazioni, seppure armoniose, e così duravano nel tempo e sopravvivevano a tutto e a tutti. Ogni perdita deve essere bilanciata da una conquista, ogni defaillance da un rilancio. I vuoti sono pericolosi ed è necessario anche a Berlusconi che qualcuno bilanci la presenza forte della Lega.

E’ paradossale che qui Veneziani nel controbattere a Fini utilizzi proprio uno se non il principale argomento di Fini: la necessità di controbattere, da destra, il leghismo.

Citazione:
E qui sorge la terza ragione. È necessario rifondare e rinnovare una componente comunitaria e nazionale dentro il Popolo della libertà anche per tutelare il bipolarismo. Cresce l’idea, che personalmente coltivo da lungo tempo, che oggi la garanzia del bipolarismo sia la presenza di Berlusconi, perché le due coalizioni in campo sono in suo nome, pro e contro di lui. E ci sono partiti, come quello dipietrista, che perderebbero la loro ragion d’essere senza di lui. La manifestazione del 5, che il mio salumiere chiama il No-bidè (No B. day), ne è una prova ulteriore. Perché il nostro paese riesce a reggere il bipolarismo, ma non il bipartitismo assoluto, e Bossi e Di Pietro lo confermano. Ma se si vuole tutelare il bipolarismo occorre far crescere le diversità dentro e non fuori del bipolarismo. Renderle compatibili, sinergiche, leali. Il contrario di quel che hanno fatto Gianfrego e Pierfrego, per intenderci, per riferirci appunto a Fini e Casini. È necessario trovare qualcuno che sieda degnamente alla destra del padre.

Lo stesso concetto era stato espresso a suo tempo dall’Autore nel libro “La cultura della destra”. In poche parole: va bene coi liberali e i liberisti di Berlusconi, ma nel Polo/PDL deve esserci uno spazio anche per la destra sociale. Con l’aggiunta, piuttosto curiosa, che questa diversità di anime garantirebbe il bipolarismo, anche perchè – sottolinea un po’ forzatamente, a mio avviso, Veneziani – in Italia il bipartitismo “non può” esistere. Forse anche per l’irriducibile volontà dei postfascisti di non chiudere il libro dei ricordi?

Nel complesso questo intervento, comunque importante, di Marcello Veneziani sembra voler riportare indietro l’orologio della politica italiana al 1994 quello prospettato da Veneziani. Il che la dice lunga su quanto (poco) si sia combinato, a destra, negli ultimi 15 anni. Veneziani vorrebbe un PDL in cui i berlusconiani fanno i berlusconiani (ovvero il “centro” liberista e plurale) e la destra non si vergogni di essere comunitaria e tradizionalista. Una posizione plausibile quanto, per chi scrive, assai discutibile per l’arbitrarietà con cui i soggetti del centro e della destra si vorrebbero rappresentati.

Sinceramente non vorrei lasciare l’”imbroglio-Fini” per un imbroglio di altra natura, magari rappresentato dal rautiano mai pentito Alemanno. Per quanto mi riguarda vorrei infatti una destra, che facesse sì la destra, ma in senso “reaganiano”. Che difendesse la tradizione e i valori dell’Occidente, ma con spirito individualista e moderno. Alla Sarah Palin. Ci sarà mai qualcuno, in Italia, a voler rappresentare “questa” destra?

di Florian

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1 Comment

  1. bill says:

    Anche a me piace Reagan, di cui ricordo bene la sua frase più significativa : "lo stato non è la soluzione del problema: lo stato E' il problema..".
    Detto questo, vorrei capire cosa c'entra Fini con Reagan. Mi rispondo da solo: perfettamente nulla. Fini rappresenta piuttosto una destra gollista, alla Sarkozy: quello di 4 miliardi di euro dei contribuenti regalati alla Renault perchè mantenga la produzione in Francia ( cioè soldi buttati dalla finestra).
    Fini è tutto stato e istituzioni, quando Reagan era per uno stato leggero e per l'iniziativa privata ai massimi livelli.
    Ergo: la risposta all'opzione reaganiana non è Veneziani e non è Fini. Lo sarebbe Berlusconi, che però è impossibilitato a muoversi da tutta una serie di statalisti che a destra non sono di meno che a sinistra.
    Io spero in un colpo di coda del Cav: questo è il suo ultimo giro, e l'uomo ci tiene ad essere ricordato per un qualcosa di epocale. Ha promesso un calo delle tasse, e spero che lo imponga ai vari colbertisti Tremontistyle che si ritrova al fianco. Sennò, addio futuro.

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