La Destra deve tornare alle origini
Questa politica che in Italia, oggi, vede contrapposti laicisti e ciellini, a me non piace. In quanto non mi ritengo nè laicista nè ciellino, ma conservatore, di destra. Sono uno che ha fatto una scelta chiara: quella di militare contro la sinistra. Diversamente, il movimento di Comunione e Liberazione non è mai stato, non è, e (credo) mai sarà un movimento di destra. E’ infatti trasversale agli schieramenti, come il Vaticano. E questo a me non piace. Non mi piace che un movimento trasversale alla politica intenda influenzarla, scombinarne le regole, ridurla ad uno scontro tra guelfi e ghibellini, favorendo i primi sui secondi.
A mio parere la politica – che si occupa della “cosa pubblica” e non di angeli e demoni – deve avere il suo riferimento ultimo nello Stato e non nella Chiesa. Con quest’ultima lo Stato si allea se gli conviene, altrimenti no. E’ sempre stato così in Occidente e non vedo il bisogno di cambiare il rapporto gerarchico. Questo non significa che lo Stato non debba seguire le indicazioni del Vaticano, tutt’altro. Ciò che si deve evitare, a mio avviso, è di scambiare delle valide ragioni sociali per questioni teologiche che non convengono ad uno Stato occidentale.
Ad esempio, la maggioranza di coloro che negli anni settanta si professava contro l’aborto, era spinta da motivazioni opposte a quelle proprie del femminismo, che tanti danni causerà nella scomposizione della famiglia e della società. Oggi invece lo scontro politico e culturale ricalca la diatriba tra scienza e fede: cosa importa ad un vero Stato di tutto ciò? Uno Stato costretto ad inseguire la scienza e la religione sul proprio terreno non è più un vero Stato.
Questo discorso vale anche per questioni come la famiglia eterosessuale, il divorzio, l’appoggio alle scuole private. In tutti i casi l’attuale centrodestra si oppone alla sinistra utilizzando il linguaggio dei preti. Quasi si vergognasse a difendere le proprie ragioni laicamente. Quasi non ritenesse più possibile che uno Stato difenda le proprie ragioni in base alla propria autorità e senza l’avallo della Chiesa.
Tra l’altro, a ben vedere, le posizioni classiche della destra e quelle attuali della Chiesa sono agli antipodi.
La Chiesa è a favore del liberalismo e della democrazia. La Chiesa difende i diritti dell’uomo. La Chiesa è per un governo mondiale. La Chiesa è antinazionale, antiautoritaria, antirazzista. La Chiesa è pacifista. Sensibile alle pretese degli immigrati come a quelle dei popoli del Terzo Mondo. La Chiesa è contro la pena capitale. Vorrebbe un mondo senza carceri, senza assassini e senza prostitute. Un’utopia, questa, che può piacere alla sinistra libertaria, non certo alla destra realista.
Francamente mi fanno sorridere quanti continuano ad identificare la destra col cattolicesimo. E’ esistito un tempo in cui l’Europa è coincisa con la Cristianità e dove l’autorità dello Stato feudale, la “destra”, si accompagnava felicemente con la Parola di Cristo. Ma questi son tempi andati e oggi la destra e i cattolici sono due entità separate dimentiche dei loro lontani trascorsi. Una responsabilità questa che non può essere addebitata alle forze politiche quanto a quelle religiose, da sempre poco propense a sottostare all’autorità del potere temporale.
Bisogna riconoscere che mentre le ragioni del Vaticano sono sulla bocca di tutti gli attori politici, quelle del vero Stato languono, venendo banalmente scambiate per quelle dello Stato liberale che ne è per molti versi la negazione. Cosicchè, in uno Stato che non è più Stato, la politica non è più politica: si ritengono superati i tempi delle ideologie, dei pensieri “forti” e persino la divisione fra destra e sinistra viene negati da quanti – e il numero aumenta sempre più – si pongono ormai oltre la destra e la sinistra. Per quanto mi riguarda, essere di destra si fonda proprio sul riconoscermi in una forma mentis alternativa a quella della sinistra. Cosicchè, concordo con chi ha obiettato che oltre le ideologie c’è solo il centro, ovvero lapalude.
Essere di sinistra o di destra, per me, non è questione che riguarda la spartizione del reddito (come vorrebbero i socialisti); non intende il diverso grado di ingerenza dello Stato nella vita pubblica (come vorrebbero i liberali); e non si riduce nemmmeno alla mera questione di professarsi cattolici o materialisti. Significa piuttosto credere in una visione verticale e non orizzontale dell’esistenza umana. Propendere per l’istituto gerarchico, che rende a ciascuno ciò che è suo, piuttosto che a quello democratico, che costringe la libera decisionalità del singolo entro i limiti imposti dalla maggioranza. Questa è, per me, la destra.
Ritengo sia sbagliato pensare che l’Ottantanove abbia rappresentato un’aggressione ai valori e agli interessi della Chiesa. Ciò è senz’altro vero, tuttavia la Sinistra Rivoluzionaria ha inteso combattere, innanzitutto, il principio di autorità incarnantesi in quel sistema d’impronta feudale che col tempo aveva assunto caratteri sempre più “assoluti”. In tal senso, ha colpito la Chiesa nella misura in cui essa si era svelata complice di questo sistema; ma non appena i cattolici hanno dimenticato il Re per la democrazia, guarda caso i preti sono diventati i migliori alleati tanto dei liberali quanto dei socialisti.
Nel Novecento sono stati i cattolici, più degli ortodossi, degli anglicani e degli stessi luterani, a combattere l’autoritarismo politico ogni qualvolta tentasse di ricomparire all’orizzonte. E anche quando la Chiesa si è battuta contro la sinistra, lo ha fatto spinta da motivazioni proprie assolutamente non riconducibili ad un pensiero di destra. L’opposizione cattolica al comunismo reale fu dovuta infatti essenzialmente alla mancanza in quei Paesi della libertà religiosa. Viceversa, con l’eurocomunismo, che non metteva in discussione questa libertà, si è avuto il compromesso storico. Con tanti saluti alle destre, destinate eternamente all’opposizione per via dell’arco costituzionale.
Per queste ragioni chi ancora oggi sogna di una fantomatica “reazione cattolica” è a mio avviso un illuso. I cattolici governativi, anche quelli più ostili alla sinistra, sono pienamente inseriti nella liberaldemocrazia, di cui intendono semplicemente correggere alcuni aspetti edonistici ed utilitaristici, senza per questo mettere in discussione lo status quo. In Europa la Chiesa è saldamente al “centro” dello spettro politico e così anche in America, dove essa è portata – per ragioni non solo politiche, ma anche storiche ed etniche – a preferire un dialogo col mondo liberal in luogo di quello conservative. Non a caso negli USA la destra religiosa è in buona parte rappresentata dall’elettorato protestante fondamentalista, da coloro che credono nella teoria dispensazionalista, dai premillenaristi che aspettano l’imminente fine del mondo, dai creazionisti che leggono la Bibbia letteralmente e che in barba alla scienza liberale ritengono che il mondo abbia 6000 anni di storia. Questa è la destra religiosa USA. Semmai anche i mormoni e gli ebrei ortodossi. Ma non i cattolici di Ratzinger, che tuttalpiù propendono per il neoconservatorismo, ovvero per il cattolicesimo liberale. Potrebbero costituire una destra cattolica i “tradizionalisti”, tra cui i cosiddetti “Fatimisti”, ma la loro presenza specifica nell’area è talmente insignificante da far venir meno l’ipotesi.
Mi sembra evidente che il Vaticano segua un proprio percorso, che è distinto e spesso confliggente con quello della destra laddove essa si manifesti nei singoli Paesi. Dal canto suo, la destra dovrebbe darsi una propria autonomia politica senza per questo inseguire il mondo laico liberale sul suo terreno che è quello della sinistra d’ispirazione illuminista, massonica e globalista.
La destra dovrebbe a mio parere preservare i valori della gerarchia e della Tradizione in accordo con l’interesse nazionale. Dovrebbe rispettare la natura e dunque le differenze ineliminabili di sesso e di razza. Dovrebbe riconoscersi nella cultura che le è propria e dunque aborrire l’esotismo e il cosmopolitismo. Dovrebbe rispettare il cambiamento, ma solo quando questo è prodotto dalle forze della storia e non quando è conseguenza di astratti teoremi.
di Florian dal forum Conservatori di Politicainrete