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Cari lettori del Falco, abbiamo già detto del perchè il risultato del PdL alle europee non è stato all’altezza delle aspettative.

Ora invece, è il momento di concentrarsi su alcuni dati statistici,  magari noiosi a prima vista, ma a modo di vedere di chi vi scrive, degni di nota.

Vorrei parlarvi dei risultati delle elezioni amministrative:  sì sono state un successo quasi ovunque, il PD è collassato e mi chiedo come faccia Franceschini a trovare la forza di aprir bocca, sproloquiando di Lega-PdL quali minoranze nel paese (a Dario aripjiate);  sì,le sinistre più estreme continuano a rimanere fuori dai giochi,dando finalmente a questa nostra Italia la speranza di riuscire a dotarsi di quelle infrastrutture che mancano da decenni.

Però il dato che più mi ha impressionato e spinto a fare queste riflessioni con voi lettori è il dato delle affluenze: praticamente ovunque si sia votato o per le provinciali o per le comunali, s’è registrato un distacco medio di 10-11 punti percentuali con punte di 15, tra i votanti per le Europee ed i votanti per le amministrative, a seconda delle zone.

E non tutti hanno notato come le aree con minore affluenza al voto per le europee siano state anche quelle che rispetto a 5 anni fa si son viste ridurre in modo sensibile la pattuglia degli eleggibili, ovvero il Sud e le Isole.

Come dovremmo valutare questi dati?
Io credo così:

1 -l’Italia ha avuto una percentuale di votanti più alta alle europee rispetto al resto del continente proprio perchè il voto coincideva con le amministrative

2- gli italiani quindi, in questo sì in linea con il resto dei popoli europei, han detto chiaro che di Strasburgo gli importa molto meno che del sindaco: perchè la gente che non vive delle chiacchiere delle aule parlamentari, ma dei veri problemi della vita quotidiana, sa che il sindaco o al limite il presidente della provincia sono figure a portata di mano: se le strade extraurbane sono tutte buche o se l’ufficio anagrafe è a corto di personale si sa subito con chi prendersela.

Delle decisioni sulla curvatura dei fagiolini o sulle pretese di paletti ai nostri conti pubblici, alla fin fine chi è che si assume la responsabilità?

Anche questa campagna elettorale, persasi com’è stata tra Noemi e Barbara Matera, ha fallito l’obbiettivo di far comprendere agli italiani perchè sia importante votare per Strasburgo:  perchè la farsa delle quote latte per cui una nazione come l’Italia si è trovata per anni a dover comprar latte dall’Olanda è stata concepita in quell’enorme emiciclo,perchè per risolverla questo governo è dovuto andar fin là a combattere, perchè è sempre lì che si decide che l’aranciata può essere fatta senza succo d’arancia o la cioccolata senza cacao.

Così, ancora una volta ha vinto il provincialismo, non tanto o non solo degli elettori ,ma soprattutto dei protagonisti, di tutta quella gente che ora si va a prendere migliaia e migliaia di euro al mese per magari tra un anno tornarsene di corsa in Italia a fare il consigliere regionale o magari presentare qualche trasmissione TV, come i sedicenti martiri Santoro e Gruber.

E noi dovremo ancora sorbirci il sarcasmo fetido dei francesi, che godono a rimarcare come i nostri europarlamentari  non vanno in aula se non nelle sessioni di voto e scappano a casa appena possono, ed inglesi che tanto male parlano dell’UE, eppure sono tra quelli che ne prendono più risorse, o anche i tedeschi, che in modo molto pacifico, semplicemente rifiutandosi di parlare in altra lingua che la propria, hanno ottenuto che il tedesco divenisse lingua d’uso nell’europarlamento quando l’italiano si tenta sempre di cancellarlo dai testi ufficiali.

Per cui signori, riflettiamoci sopra tutti un bel pò:  se noi continuiamo a far vedere al mondo che ci interessa di più il presidente della provincia di Fermo che la possibilità di avere il presidente dell’europarlamento, come possiamo sperare che in Europa ci prendano sul serio?

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