Dopo le recenti polemiche sulla puntata di Anno Zero dedicata al sisma in Abruzzo è tempo di una riflessione circa la presenza di Michele Santoro in video e i limiti della libertà di informazione. Si può, in nome di questa libertà, impossessarsi di uno spazio pubblico per lanciarsi in critiche ingenerose, ingiustificate ed odiose contro la Protezione Civile, simbolo dell’Italia migliore? E’ legittima una trasmissione palesemente faziosa e a tesi, con una totale mancanza di vero pluralismo e contraddittorio, pagata per giunta con il denaro del canone? L’antiberlusconismo viscerale di Santoro e del suo team di giornalisti giustifica la distorsione della realtà e la strumentalizzazione delle dichiarazioni di persone colpite dal terremoto? Anno Zero pare ormai una trasmissione a scopo politico. Essa rappresenta le istanze di un’unica parte, quella dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Tutte le altre idee, le altre opinioni, vengono ipso facto sbaragliate da un conduttore fazioso e da servizi aprioristicamente schierati, in barba all’obiettività e all’onestà. Il pluralismo è solo di facciata: l’ospite non omologato alla tesi dominante appena apre bocca viene sommerso da commenti velenosi, battute, oppure viene interrotto, o mediaticamente polverizzato da servizi tendenziosi e affermazioni strumentali di altri intervistati. Pensiamo al monologo iniziale di Travaglio: lui può parlare e gettare fango per lunghissimi minuti. Gli ospiti di parte opposta non possono neppure azzardarsi di replicare o tentare un dialogo su quanto detto dal giornalista. A chiosa della trasmissione stanno le vignette di Vauro: talvolta divertenti, spesso mediocri, o in certi casi rivoltanti.
Santoro avvalla alcune schifezze inammissibili: l’attacco alla Protezione Civile e a Bertolaso è pretestuoso, ignobile, teso solo a spargere veleno sul Governo, che di certo non può essere incolpato per il sisma. Berlusconi si è dimostrato presente, attivo, dinamico, vicino ai terremotati: ovvero, ha fatto il suo dovere. E’ una colpa? Per Santoro e i suoi compari pare proprio di sì. Fortunatamente la stragrande maggioranza degli italiani la pensa diversamente. E dunque: quali sono i limiti della libertà di informazione? Innanzitutto, il giornalista di un servizio pubblico, pagato coi soldi di tutti i cittadini, ha il preciso dovere deontologico di garantire il massimo pluralismo possibile, senza tesi di parte e precostituite, senza strumentalizzazioni. Egli può fornire il suo contributo alla trasmissione, conferirle uno stile particolare, per caratterizzarla in un certo modo, ma senza esagerare, dare adito a dubbi sull’onestà di fondo di quanto offerto al pubblico. Garantire insomma la compresenza di più punti di vista, e lasciare allo spettatore il giudizio finale. Santoro, invece, è sempre alla ricerca del martirio: ogni volta è un gioco al rialzo, all’eccesso fazioso, alla polemica gratuita, all’attacco pesantissimo e di parte. Ciò non è accettabile: la libertà di informazione non può costituire una giustificazione per alzare tribune politiche, per occupare spazi di tutti, e per portare avanti una battaglia personale. L’indecenza di Anno Zero sta proprio in questa palese inosservanza dei principi deontologici.