Oggi inizia una settimana storica, memorabile da ogni punto di vista, in grado di imprimere una svolta fondamentale sul tema della vita e sui rapporti parlamentari ed istituzionali del paese. Mentre passano le ore e le speranze di salvezza per Eluana, la donna in coma vegatativo permanente da quasi 17 anni, il Senato viene convocato d’urgenza per le ore 19, con all’Ordine del Giorno il Disegno di Legge governativo concernente l’alimentazione e l’idratazione del paziente. Stasera comincerà la battaglia finale fra la cultura della vita e quella morte, combattuta in nome di Eluana, inconsapevole protagonista di uno scontro fra idee e principi antitetici e radicalmente contrapposti.

E’ una corsa contro il tempo. Più passano i giorni, e più si assottigliano le speranze di salvezza per questa donna, oggetto di pratiche che rassomigliano molto ad una vera e propria eutanasia, su modello del ben noto caso americano di Terry Schiavo. E’ legittimo togliere ad una persona -per quanto invalidata dalla malattia- l’acqua e il cibo? E’ possibile che lo Stato italiano permetta un atto che porta allo spegnimento di una vita, senza la certificazione certa della sua volontà, ma solo sulla base di tracce, pareri, incerte testimonianze di amici e parenti, pure messe in dubbio da altri? Può una sentenza condannare a morte (perchè di questo si tratta in termini pratici!) un cittadino?

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Da oggi, e per il resto di questa convulsa settimana, saremo tutti col fiato sospeso. I sostenitori della vita passeranno queste ore in angoscia, e in attesa di un rapido intervento del Parlamento, ovvero dell’approvazione del discusso progetto di legge dell’esecutivo. I sostenitori dell’eutanasia guarderanno invece alle Aule parlamentari nella speranza di uno stop, di un ostruzionismo acceso, o persino nel “gran rifiuto” del Presidente della Repubblica, in grado di respingere l’eventuale legge per una nuova approvazione da parte delle Camere. Oltre alla vita di Eluana Englaro, in gioco vi sono gli equilibri istituzionali. Napolitano potrebbe non uscirne bene, vedendosi approvato in pochissimi giorni – e con una maggioranza più ampia rispetto a quella assegnata alle forze governative – un testo precedentemente rifiutato per motivazioni legate alla forma e al merito. Se poi dovesse esercitare i suoi poteri ancora una volta, si aprirebbe un grave conflitto con il Parlamento sovrano. Vi è inoltre da notare lo stato di confusione interno al Partito Democratico, diviso fra un’ala laica, o meglio laicista, e un’ala cattolica minoritaria ma pur sempre influente.

Il tema della vita spacca le coscienze, l’opinione pubblica, i partiti. C’è chi lotta strenuamente per la dignità della persona umana; e c’è chi invece si dichiara favorevole all’eutanasia. Noi ci schieriamo fra i primi: auspichiamo un rapido voto del Parlamento, l’unico titolato ad approvare o meno le leggi, e composto in questa occasione da un’ampia maggioranza favorevole alla vita, e contraria invece alla “condanna a morte” di Eluana. E speriamo che l’Assemblea non arrivi ad una decisione troppo tardi e a cose fatte.

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