Mancano pochi giorni ormai al compimento del primo mese della Presidenza di Barack Hussein Obama. E’ ancora troppo presto per fornire giudizi conclusivi sull’operato del Presidente; ma le prime decisioni forniscono senz’altro una impronta del mandato presidenziale, da proiettare con le dovute cautele nel futuro.
Le notizie che giungono da Oltreoceano non sono positive. Vari quotidiani nazionali hanno sostanzialmente bocciato i primi passi di Obama, colpito dall’abbandono a catena di vari Ministri della sua squadra. Addii dolorosi, seguiti a polemiche sulla probità degli uomini scelti dal Presidente per formare il governo del “cambiamento”. Se ne sono andati in quattro, fra piccoli scandali fiscali ( è il caso degli ormai “ex” ministri Richardson e Daschle) ed opposizioni alle linea democratica sull’economia (si veda la fuoriuscita all’ultimo secondo del repubblicano Gregg). Una squadra che perde pezzi sostanziosi dopo pochi giorni dall’insediamento rappresenta l’immagine di un Presidente impreparato, pasticcione e a dir poco incauto.

Insomma, nonostante le scuse dello stesso Obama (”ho fatto un casino”) ciò che sta avvenendo non depone a favore di un esecutivo che si vorrebbe stabile e coeso per affrontare la peggiore crisi economica da molti anni a questa parte. Sempre dal punto di vista della politica economica, vi è da segnalare il mancato appoggio del GOP al piano di “risanamento” della situazione finanziaria proposto dai Dems. Fallisce così anche l’obbiettivo di una politica bipartisan e unitaria su uno dei temi più caldi inseriti nell’agenda della Casa Bianca.

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Per quanto riguarda la politica estera, rimangono dubbi e perplessità sulla volontà effettiva dell’Amministrazione di impegnarsi a fondo e con serietà sui fronti caldi, dal Medio Oriente all’Afghanistan passando per il “dossier Iran”. Se da un lato Obama promette alla leadership iraniana maggiore considerazione per un eventuale compromesso, dall’altra parte continuano i bombardamenti sulle zone tribali del Pakistan influenzate dai Taleban e dagli islamici radicali, con decine di vittime al giorno. Obama ha le “mani sporche di sangue” come Bush? Adottando lo stesso (sciocco) metro di giudizio, parrebbe di sì, ma i più non si lamentano o cercano di lasciare nel dimenticatoio la cosa. Su Israele il Presidente non sembra avere le idee troppo chiare; forse è in attesa di una chiarificazione interna dopo la sfida fra Livni e Nethanyau. Obama però dovrebbe sapere che in ogni caso Israele non accetterà mai soluzioni di comodo con l’Iran, pronto a sfruttare la minima occasione per allungare i tempi e permettere l’avanzamento del suo pericolosissimo programma nucleare.

Infine, le decisioni sull’aborto e sulla ricerca inerente le cellule staminali lasciano l’amaro in bocca. Si tratta di provvedimenti forse scontati per un radical come Obama (moderato solo quando gli conviene), ma che lo bollano come uno sciagurato agli occhi di tutti i cattolici e difensori della dignità della vita e della persona. Sui temi etici, pertanto, il giudizio c’è e si tratta inevitabilmente di un giudizio molto negativo.
In conclusione, l’operato di Obama non soddisfa, appare per lo più attendista e contrassegnato da incidenti di percorso solo all’apparenza banali. Anche gli americani se ne stanno rendendo sempre più conto, e già si segnalano alcuni recuperi del GOP dal punto di vista dei consensi. Al momento il prestigio di Obama resta intatto, così come le speranze che lo hanno portato alla Casa Bianca, ma solo perchè è ancora troppo presto per una analisi coerente ed approfondita sull’insieme dei suoi provvedimenti. Appare però evidente uno stacco progressivo fra le promesse e i fatti concreti.
Staremo a vedere.

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