E’ fatta. Entro poche settimane sarà riformata la Legge Elettorale per le Europee, con l’introduzione di una soglia di sbarramento pari al 4% dei voti. Non si toccheranno invece le preferenze e le circoscrizioni elettorali. L’accordo fra PDL e PD, con il sostanziale placet di UDC e IDV, è stato sottoscritto oggi dopo la laboriosa mediazione del Ministro Vito e dei pontieri di maggioranza e opposizione, e ratificato alla Camera in sede di Conferenza dei Capigruppo.
A perdere sono senza dubbio i “nanetti”, ovvero i piccoli partiti, fra i quali possiamo annoverare a sinistra Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi, Sinistra Democratica, Rifondazione per la Sinistra, e dall’altra parte La Destra di Storace. Fuori gioco anche i Socialisti di Nencini, e i cespuglietti orbitanti attorno al PDL ( Pensionati, Repubblicani, Democristiani di Rotondi, Pionati, Baccini, ecc.). Con la soglia al 4%, per loro ormai non c’è alcuna speranza di entrare nel Parlamento Europeo.
A vincere sono i grandi partiti: il PD cerca di limitare le perdite, e di raggiungere la fatidica soglia del 27% raggranellando un pò di voti a sinistra; il PDL tenta invece di costituire il Gruppo più numeroso all’interno del Partito Popolare Europeo. Partiti medi come Lega Nord, Italia dei Valori e soprattutto UdC (un pò in bilico con soglia al 5%) invece si salvano. In verità Berlusconi sembra guadagnarci meno rispetto a Veltroni, politicamente defunto in caso di disastro con percentuali inferiori al 27% circa. Ma il Cavaliere sa bene che un PD guidato dall’attuale Segretario, un PD in coma insomma, può ancora servire per mantenere alti i livelli di consenso della maggioranza. Un nuovo Segretario, magari più agguerrito (Bersani? Soru?), potrebbe invece creare qualche problema.
Questo accordo si rivela mortale per la galassia della sinistra radicale, ormai in via di estinzione. L’ira di Paolo Ferrero, leader di ciò che rimane di Rifondazione dopo la batosta elettorale e la recente fuoriuscita di Niki Vendola, ne è la prova. Ci potrebbero essere contraccolpi nelle giunte locali, dove RC, PDCI, VERDI, SD siedono ancora piuttosto numerosi e vogliosi di vendetta contro un PD sanguisuga. Sicuramente con questa mossa il PD si aliena per sempre le “simpatie” dei comunisti e allontana qualsiasi ipotesi di rinnovate alleanze stile-Unione. In questo, almeno, Veltroni è coerente.
La riforma della legge elettorale, in sostanza, elimina partiti moribondi o con percentuali da prefisso telefonico (o quasi), a scapito forse della proporzionalità e dei diritti di rappresentanza delle minoranze (piccole piccole), ma a vantaggio della stabilità complessiva del sistema con la conferma dei partiti medi e grandi. Insomma, prosegue il processo di chiarificazione e semplificazione del panorama politico. Il giudizio, nonostante alcune riserve – si poteva fare ben di più, e riformare anche le circoscrizioni – è positivo. Saranno comunque gli italiani, come sempre, a decidere. I partiti più piccoli possono sempre sperare di ottenere gradimenti maggiori e sufficienti: del resto non è nemmeno possibile premiare chi arriva appena all’1-2%.





Ciao Falco!
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