1460 sono, più o meno, i giorni che ci separano dal prossimo voto presidenziale negli Stati Uniti. Ora che il GOP ha ottenuto quella sconfitta che ha tanto cercato, inizia la traversata del deserto per i repubblicani e soprattutto per il popolo americano.

Ci aspettano 4 anni con un socialista alla guida della prima economia mondiale, possiamo solo sperare che tradisca le sue promesse e che faccia quello che dev’essere fatto e non quello che Joe l’idraulico ha temuto e teme. 
Ci aspettano 4 anni di martellamento ideologico sulle magnifiche e progressive doti della rockstar. Paradossalmente i “fenomeni” della sinistra nostrana, autoproclamatisi figli prediletti del santone Obama, si sentono legittimati a chiedere al Presidente del Consiglio Italiano di dimettersi, come se si fosse votato per le politiche in Italia anzichè negli USA. C’è stato chi ha avuto l’ardire di dire (tal Claudio Fava della Sinistra Democratica) che l’Italia “verrà isolta” perchè giacchè ”Obama tratterà Berlusconi per come merita”.

Insomma, per i repubblicani statunitensi (e di riflesso per i conservatori italiani) sarà un periodaccio, in cui si dovrà chinar la testa e pensare a ricostruire un partito, ma soprattutto un’idea di destra che è paurosamente mancata in questa campagna elettorale.  Il popolo repubblicano aveva dato, con le primarie delle indicazioni precise: meno tasse; stato più leggero; maggior rigore nell’individuare, reprimere e punire i pirati finanziari; conclusione sì della campagna irachena,ma con una vittoria e non con una fuga; posizione chiara e decisa,non ostile, ma nemmeno la calata di braghe degli europei, nei confronti di Cina,India e Russia; fedeltà alla tradizione del partito sui temi etici senza scadere nel messianesimo; apertura alle donne nei ruoli chiave.

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Tutto questo è stato preso e buttato nel cestino dai vertici del GOP che, alla scoppio della bolla dei subprime si sono arresi senza reagire, dimostrando che l’attuale classe dirigente del partito non ha più nulla da dire e da dare alla gente repubblicana ed alla Nazione. Perchè, giova ricordarlo, i sondaggi della prima metà di settembre, ovvero subito dopo la convenzione nazionale ed appena prima del collasso dei mercati, davano John McCain in grande ascesa ed una situazione di generale equilibrio nei vari stati chiave. 
Si sarebbero potute vincere queste elezioni, anche se si avevano meno soldi per gli spot, anche se si aveva tutta Hollywood e buona parte dei mainstreammedia contro. Sarebbe bastato far presente che Obama è un socialista che punta a mettere le mani in tasca ai cittadini (l’ha capito un idraulico con forse la terza media in tasca…..) e che c’era i democratici riempivano le lista elettorali con persone defunte tutte pro-rockstar.  Ci sarebbe voluto più coraggio da parte dell’amministrazione ancora in carica, quello che ebbero tanti anni fa Reagan e Thatcher, nel lasciare che fosse il mercato a punire i pirati anzichè inseguire il neo Presidente socialista sul piano dell’interventismo statale.

Noi, noi del Falco, siamo stati tra i pochi che, mentre tutti abbandonavano la nave, siamo rimasti al fianco fino all’ultimo dell’uomo che il popolo repubblicano aveva scelto liberamente per rappresentarlo nella sfida  alla Casa Bianca.
Abbiamo cercato, per quel poco che s’è potuto e saputo fare, di presentare le sue idee e di spiegare perchè Sarah Palin era l’unica scelta possibile per la vicepresidenza.  Abbiamo chiamato col loro nome, traditori, quelli che con triplo salto carpiato della quaglia sono saliti sul carro del vincitore annunciato.  Abbiamo salutato con sincera gratitudine gli endorsements dei NYT &co, sperando che  l’ammissione dell’ovvio potesse servire a far aprire gli occhi a qualcuno. 
Sprattutto abbiamo individuato,forse prima degli altri, le 2 ragioni vere della sconfitta del GOP, ovvero la fine di una generazione di dirigenti e la crisi economica, cui i summenzionati dirigenti non han saputo rispondere.

Ora invitiamo i repubblicani, siano essi negli USA che in Italia, a rimboccarsi le maniche e ad iniziare a disegnare il nuovo GOP del terzo millennio: la sensazione è che sarà un lungo lavoro…. ma a partire da domani.
Oggi tutti in piedi a ringraziare John McCain per aver lottato contro tutto e tutti, anche contro coloro che avrebbero dovuto sostenerlo. La carriera politica  di Maverick, probabilmente, terminerà qui, ma la tsua tenacia, la sua coerenza, la sua  voglia di combattere dovranno costituire le basi del nuovo partito repubblicano e della nuova generazione di politici,non solo negli USA.

Grazie John.

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