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You Are Here: Home » Falcodestro news » Territorio, Tradizione ed Identità: una riflessione

Il territorio è dotato di una “complessità originaria”, costituita dallo spazio fisico, dalle risorse alimentari, dalle materie prime, indispensabili all’uomo per dispiegare la sua azione (sociale, politica ed economica).

L’uomo, di fronte alle perturbazioni provenienti dal mondo esterno, per limitare l’imprevedibilità deve immagazzinare energie (alimentari, produttive ed intellettuali).

Questo processo, però, necessita da parte dell’uomo una conoscenza profonda del territorio che lo ospita. L’uomo conosce se “denomina”: non può neppure pensare di utilizzare le cose, se queste ultime non sono identificate.

Da qui, una incessante operazione di denominazione dei luogi più rilevanti, quelli che si stagliano dall’omogeneità di base (il nome al colle che si stacca dal piano, il nome al fiume che taglia in due la zona, e via dicendo).

Ovviamente, la società umana si deve strutturare, a partire da una operazione di “reificazione” (costruzione), di opere materiali in primis. Magazzini (riserva alimentare), fabbriche (riserva produttiva), case, scuole, palazzi di dirigenza politica e religiosa (riserva intellettuale e di trasmissione del pensiero).

Infine, tutte queste costruzioni vanno collegate fra loro,anche a più ampio raggio. Le relazioni sono fondamentali, e stanno alla base dello scambio (economico e di idee).

Ma, come è chiaro, il tutto parte dal territorio. Se la complessità originaria viene distrutta, se le risorse vengono sovra-sfruttate fino al totale esaurimento, non c’è più spazio per l’azione umana.

Un esempio pratico: la Cina OGGI si sviluppa in modo esplosivo perchè adopera al massimo tutte le risorse del territorio, nonchè quelle umane.Tuttavia, alla lunga questo sviluppo sregolato si fermerà, e anzi andrà incontro all’implosione. E’ solo questione di tempo.

Come valorizzare il territorio e le sue risorse? E l’uomo, come può dispiegare la sua azione senza sentirsi estraneo, alieno e distante rispetto al territorio in cui vive?

I processi di globalizzazione hanno portato un effetto senz’altro negativo. L’uomo non si sente più “a casa”; le risorse spesso sono sfruttate senza più ritegno, le relazioni con il territorio decadono. I continui spostamenti slegano dal proprio territorio (pensiamo in generale a fenomeni come quello dell’immigrazione, che sradica milioni di persone dal luogo originario e le inserisce come corpi estanei in altri luoghi, creando notevoli difficoltà -basti ricordare le rivolta delle periferie parigine-, ma pensiamo anche all’affermazione del mondo virtuale, che ad un certo punto estrania dalla realtà, e annulla distanze che, dal punto di vista fisico, politico e culturale, esistono eccome).

Per evitare un uso sconsiderato delle risorse, uno sfregio alla complessità originaria, un allontanamento anche “sentimantale” dal territorio (con connessa disgregazione dell’Identità) è necessario ripensare le relazioni e partire dal basso, da una valorizzazione della Tradizione “locale”.

Ogni territorio può, per così dire, “andar fiero” delle proprie peculiari risorse.

Pensiamoci bene, ciascuno di noi conosce (o almeno dovrebbe!) la storia locale, le risorse tipiche, le tradizioni dialettali o anche culinarie del proprio territorio. A livelli più alti, ciascuno può identificarsi per una determinata cultura, una specifica religione, una identità politica ed intellettuale.

Chi perde il senso della Tradizione, della propria Storia, e chi distrugge le basi anche fisiche e territoriali (indispensabili per lo sviluppo e per dispiegare l’azione), rischia di vedere disgregata la propria Identità.

Il territorio è un pilastro dell’Identità, che ricorre alla Tradizione per rafforzarsi e avere “senso”.

Tutto ciò non equivale, si badi, ad una chiusura “gelosa”, ad un innalzamento di barriere invalicabili, alla costruzioni di Identità così forti da annullare tutte le altre.

Il territorio può, anzi deve “offrirsi” agli altri: le tradizioni locali, una volta recuperate, possono senz’altro contribuire ad uno sviluppo complessivo e globale, ad una diffusione di valori e conoscenze.

Il rispetto del territorio è basilare per la crescita di tutti, per il mantenimento delle risorse e delle tradizioni.

La globalizzazione va accettata, ma sapientemente equilibrata: le identità locali non devono essere cancellate, a pena di una perdita irrimediabile.

FalcoConservatore

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