Le borse mondiali crollano, le banche e le assicurazioni di mezzo mondo sono con l’acqua alla gola e i risparmiatori, disorientati come non mai, temono persino per i loro risparmi.
Questo il quadro sintetico degli avvenimenti finanziari di questi ultimi tempi.

In Italia si parla insistentemente di problemi seri di Unicredito (ve la ricordate la banca degli amichetti dell’ex PDS?), ma anche le situazioni patrimoniali di altri istituti di credito, a cominciare da Banca Intesa, destano preoccupazioni in più di un risparmiatore.

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Nel frattempo in Italia i lungimiranti sindacalisti nostrani hanno un solo chiodo fisso: lo sciopero. Che si tratti di sciopero generale o di sciopero della scuola, o del pubblico impiego poco importa. L’importante è “far montare la protesta sociale”, “creare l’opposizione nelle piazze”, “impedire al Governo di andare avanti con la sua politica”.

Ma il Paese ha bisogno di questi pagliacci? L’economia mondiale va a rotoli, e i sindacati si preoccupano di scendere in piazza contro il Governo? Forse farebbero bene ad ascoltare maggiormente la voce di chi, come ieri a Matrix Bersani, si mostra maggiormente disposto al dialogo costruttivo.

I sindacati insomma decidano, e lo facciano una volta per tutte, se vogliono pensare solo a difendere il proprio orticello di categoria, o contribuire piuttosto al bene comune. Mi auguro che il senso di responsabilità prevalga.

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