Eluana Englaro, da oltre sedici anni in coma (la dicitura medica è “stato vegetativo permanente”), ha avuto nella notte di Venerdì un peggioramento improvviso, dovuto ad un’emorragia interna che però -pare- si è arrestata da sola, lasciando la sua vita appesa ad un filo.

Il padre, protagonista della travagliata vicenda giudiziaria che vedrà ancora il caso della donna sottoposto all’esame del tribunale di Milano,  è accorso al capezzale della figlia, accanto alle sempre presenti suore che da sedici anni la curano, e ai medici.
Tutti concordi sull’evitare quelle trasfusioni di sangue che, pur risultando utili dal punto di vista terapeutico, si configurerebbero come vero e proprio accanimento.

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La situazione è molto precaria, a detta del medico curante Dott. Defanti, e un’ulteriore ripresa dell’emorragia porterebbe di sicuro alla morte, circostanza talmente evidente da non sentirsi il bisogno dell’ opinione di una persona che svolge lavoro del medico curante per capirlo. In questo momento così tragico il Falco si augura che le polemiche cessino, e che il circo mediatico stia bene alla larga dal dramma umano della povera Eluana, troppo spesso ultimamente oggetto di autentico sciacallaggio politico.
Il silenzio e la riflessione (o la preghiera) sono l’unica cosa della quale si sente veramente la necessità.

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